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Commenti su "Giro Ligure II 2003"




DavDesmo :
Luci ed ombre.
Poche ombre.
Una luce abbagliante.

Ombre di incomprensione.
Forse anche di nervosismo.DavDesmo
Magari anche un po' di insofferenza.

Che non possono e non riescono ad adombrare la luce abbagliante della bellissima organizzazione di Aldo, la scelta delle strade, del ristorante di ieri, tutto sommato dell'albergo, e del picnic di oggi.
Assolutamente fantastico e meritatamente illuminato dallo splendido sole che ha fatto rapidamente dimenticare ai più la fredda mattinata di ieri.
Già, perchè l'inizio non è stato dei migliori, con il cielo che vomitava acqua ed una temperatura rigida come a Febbraio. E con BB ancora choccata dal terremoto di venerdì.
Così sono partito da solo, per raggiungere il gruppo. E dare il mio modestissimo contributo ad Aldo. La strada fradicia non mi aiuta a guidare, specie con le gomme oramai alla frutta, anzi, all'ammazzacaffè...
Ma è bellissimo incontrarvi mentre salite su a Bavari, girare, accodarmi al trenino di moto ed arrivare a togliersi il casco di fronte all'autobus rosso del ristorante.
E come sempre è fantastico ritrovarsi, abbracciarsi, salutarsi. E per me è bellissimo anche sentir parlare genovese dal ristoratore, un piccolo ritorno alle origini, su quella strada che mi ha visto, tanti ed tanti anni fa muovere le prime volte le ruote della macchina di papà, facendo scuola guida ;)
Pappa, come sempre rumorosa ed abbondante, nel pieno rispetto del motto di IRI e quando siamo al termine ecco spuntare un raggio di sole, caldo, forte come solo in Liguria sa essere (vabbè... ho fatto un po' lo sborone...).
E si riparte, giù per i tornantini, poi traffico e poi eccoci su per Creto, storica salita teatro negli anni gloriosi di furibonde gare, con pazzi che striscano il casco a terra dal carrozzino di missili curiosamente definiti sidecar e altri che piegano all'inverosimile con le moto più assurde, strane, alle volte anche autocostruite. Pazzi, ma con tanta passione in più dei vari Biaggi e ValeRossi strapagati. Così lontani dal placido salire di noi turistoni, ma in fondo accomunati dal sentimento di amore per quel fantastico giocattolo che tutti guidiamo. E così fantasticando arriviamo in cima, dove altri si uniscono.
Supero tutti, per raggiungere il benzinaio e rabboccare il piccolo serbatoio della mia Attila, ce la faccio e sono nuovamente in coda al gruppone, aspetto qualcuno che deve fermarsi in farmacia e poi via, su all'albergo. Dove decido di andare a prendere BB, confidando sul sole che oramai la fa da padrone. E mentre molti ripartono per un ulteriore giretto ed altri decidono per un po' di riposo, io mi fiondo giù per le curve, piombo a casetta, me la coccolo un po' ed il miracolo prende forma ;) BB sarà dei nostri stasera e domani, con la sua Morganina.
Arriviamo su, qualche problema di freddo, per molti risolto dall'amicizia e dallo spirito (quello delle bottiglie? Anche!). Cena, onestamente abbondante e ben cucinata (il pesto giudicato dai genovesi
raramente supera l'esame, e questo era davvero doc!), poi musica. Pian piano l'ambiente si riscalda, l'amicizia e l'affetto, le note che si spandono e l'alcool che more solito ci accomuna, tutto contribuisce a far assopire i malumori. Così, quando alle tre ce ne andiamo a nanna anche la stanza, pur freddina, non è più inospitale come poche ore prima.
L'alba ci accoglie con un gran sole, mentre il fresco e il silenzio hanno conciliato un sonno davvero fantastico. Ce ne stiamo ancora qualche minuto sotto le coperte, a chiaccherare ed a goderci questa benefica sensazione di vacanza, poi piano piano il cortile si riempe di suoni, di voci, di rombi e borbottii dei motori che hanno passato la notte all'addiaccio e rispondono malvolentieri alle sollecitazioni dei
motorini d'avviamento.
Alle 11 si parte, in gruppo o quasi, e giù, per stradine tortuose perse nel verde, su per montagne che spalancano all'improvviso scorci e panorami per poi precipitare violentemente a valle e poi ancora su, a toccare il cielo, a vedere la cima della montagne perdersi nell'azzurro del cielo.
Ed è sempre bellissimo il serpentone delle moto che si snocciola su quelle curve, vederci tutti assieme in un tornante, poi perdersi in un rettilineo e ritrovarsi chi sopra e chi sotto in un'altra curva, sapere
che un amico ti sta filmando e fare un po' il cretino approfittando di un dosso che nel passato ti ha visto fare cose inenarrabili con lo Scrambler, poi fermarsi a fare benzina stando in coda al gruppo per
approfittare di una bella salita e fare urlare il motore, che di custom alle volte sembra aver così poco... :)
E arrivati ancora una volta in cima, trovare un picnic ancor più ricco, l'ultima sopresa in ordine di tempo della fertile mente del nostro fantastico Alduccio.
Le ultime chiacchere per alcuni, che rapidamente riprendono la strada di casa, chi da una parte e chi dall'altra, dandosi ancora una volta appuntamento da qualche altra parte di questo piccolo pianeta.
Che noi ostinatamente continuiamo a percorrere. Pian piano. Ma pieni ;)

SMarioW e Paoletta :

SMarioWPaoletta
Ciao a tutti,
 rientrati in CuviaValley, un GRAZIE ad Aldo, Umberta, i loro numerosissimi amici, alla speciale madre di Aldo con i suoi amici.

Complimenti
GRAZIE

Ciao...SPaolaV & SMarioW



Gogo :


E' lunedì mattina: il fine settimana in Liguria è passato e mi sto preparando ad andare in ufficio, ma prima di rientrare nell'usuale grigiore, voglio lasciare il mio report in lista.

Venerdì mattina: partenza alle 11, con calma, evitando l'autostrada accuratamente. Mi divincolo dal traffico feriale di Verona e dirigo verso Mantova, poi Parma. Appena fuori Parma mi fermo in zona di Sala Baganza a fare il primo "spuntino": culatello, cappelletti in brodo, torta della casa con la marmellata "brusca", lambrusco e l'immancabile caffettino. La sala da pranzo della trattoria dove mi sono fermato è quasi deserta: una coppia di anziani svizzeri che hanno parcheggiato la loro Audi - con tutto lo spazio che c'era - davanti a Shrek, un locale solitario come me ma molto più rumoroso, due tipi in cravatta che parlano d'affari ostentando piglio manageriale. Per fortuna il telefonino non prende, così possiamo tutti mangiare tranquillamente. Sono seduto a fianco di un termosifone acceso e devo dire che la cosa non è spiacevole: fuori il tempo è incerto e la temperatura non è propriamente primaverile.

Riparto sotto una coltre di nubi che si sta inspessendo, senza per questo innervosirmi: le previsioni del tempo erano tutte concordi nell'anticipare pioggia. Prendo la direzione della Cisa e, mentre salgo, mi ricordo di aver scritto in lista che "sarei venuto anche con la neve". Arrivato alla sommità del passo comincio a temere di esser stato cattivo profeta per me stesso: il vento è teso, i prati aGogoi lati della strada sono imbiancati di neve fresca. Suona il telefono e mentre cerco di parlare con Aspy - ma la ricezione anche lì è cattiva - penso che sarà meglio infilare il casco nuovamente per non congelarsi le orecchie.

Per la strada non incrocio nessuno: l'ora del primo pomeriggio probabilmente non è la più affollata dalle parti della Cisa. Sento al telefono Federica, che sta risalendo da Roma, e ci diamo appuntamento a La Spezia, dove prendiamo la litoranea diretti verso Recco.

Di lì in poi il tempo ... diciamo che non è dei migliori ... comincia a piovere forte e la strada non è proprio perfetta: ad un certo punto oltrepassiamo perfino un inquietante cartello che dice "STRADA IN
COSTRUZIONE" !
In ogni caso arriviamo a Recco, al "miting point". Dopo cinque minuti arriva anche Dieter "dell'Italia settentrionalissima", il cui viaggio di trasferimento è durato "solo" 8 ore e mezzo. La pioggia, che nel frattempo era diminuita, comincia nuovamente a rinforzare.

Ci trasferiamo all'albergo, dove ci raggiungono poi Aspy, Mazu e Silvia. Mettiamo tutto il possibile ad asciugare e, infilando una mano nella tasca della giacca, mi rendo conto di non averla chiusa. All'interno un mezzo metro cubo d'acqua nella quale sguazzano delle caramelle, che hanno reso il liquido orrendamente lattiginoso, ed il telecomando del cancello di casa che esala l'ultimo respiro nella mia mano guardandomi negli occhi e chiedendomi "ma quando ti svegli?"

Aldo promette il "trasfert" per il ristorante con la sua macchina e così mi stendo un po' a letto, godendomi ancora una volta la presenza dei tepidi termosifoni. In quel momento penso che il riscaldamento sia proprio una bella invenzione, e non so ancora quanto mi mancherà il giorno dopo ....

Ma questo sarà oggetto della prossima parte del report: ora devo proprio andare a lavorare :-)

Roberto "Gogo" Garlato &
Shrek (Bmw R 1150 RT)

Marco e Cristina :

Sulle strade della Liguria

Riccardo ed Elena :

RikyElena Veloce veloce veloce volevo ringraziare Aldo, Umberta e tutti quanti si sono dati da fare per organizzare questo bellissimo incontro.
E' stato molto bello rivedervi e passare un week end di nuovo insieme.
A parte l'imprevedibile (leggi hotel polare :-) ) tutto è andato alla perfezione.
Esemplare il lavoro delle staffette lungo il tragitto, bravi davvero.

Insomma...

Grazie, ci avete regalato due giorni fantastici.

Un abbraccio,

Riky


DieterDieter :
 
Anche io sono ritornato a casa. Grazie mille a tutti que hanno
organizato. Le due giornate sono state molto belle per me.

Ciao

Dieter
della Italia settentrionalissima

Silvia Blu :

Il Giro Ligure per me è un po' come un compleanno. Una festa doppia. Vi ho incontrati qui, l'anno scorso, grazie a Schwarz e, poi, ad Aspy. Ramtha, allora, era solo nei miei pensieri. e ad essere sincera, aveva più la forma di una XT che quella di una F650 :-) E' affascinante la rapidità di certi movimenti e il primo Giro Ligure, visto da qui, mi sembra parte di un'altra vita.

Così questa volta a Recco ci arrivo con Ramtha, attraversando la pioggia che scorre gelida via dalla visiera, trasformando la strada in un nastro di velluto. Le gallerie alternano la luce al buio, l'acqua all'aria, i suoni cupi a quelli taglienti.
C'è ancora Aspy, che a momenti mi precede e a momenti mi segue, che intreccia, un attimo prima o un attimo dopo, le sue traiettorie con le mie. e il suono del suo Guzzi, da qui, sembra ancora più vivo.
Piove, ma non ho freddo. Piove, ma l'aria è limpida e frizzante e il viaggio scorre sottile fino all'albergo, fino ai primi amici e alla doccia calda.

La notte di sabato è davvero fredda ed io ho il cuore ancora troppo scuro di colori invernali.
Non è sera da baldoria, per me, ma non ho neanche voglia di andare a dormire. Allora mi lascio alle spalle l'albergo, salto su Ramtha e mi tuffo nella notte. Il suono del motore impasta il buio con le sue vibrazioni, arrotonda i margini della strada e mi riscalda il cuore. Una direzione qualunque, una strada stretta che scende a tornanti verso il nulla.
Il panorama è un intreccio di poche ombre scure. Si inseriscono d'improvviso nel cono di luce del faro che taglia in due la notte e poi, d'improvviso, scompaiono di nuovo.
Un paese, poche luci, alcune auto e un gruppo di ragazzi davanti ad un locale. Musica e parole che colorano, per un attimo, la scia del movimento di Ramtha.

Poi attraversiamo la nebbia. Gli alberi sembrano più lontani e mi abbagliano cupi, fino a farmi stringere gli occhi.
Ho la visiera aperta e l'umidità mi si condensa sulla pelle in gocce sottili e gelate.

Una zona industriale alla periferia di una città. Forse Genova. I viali sono deserti e la luce gialla dei lampioni trasforma gli edifici in giganti addormentati.
Mi fermo al lato della strada, spengo il motore e rimango ad ascoltare il sonno immobile di uno dei cuori della città. Il motore di un'unica automobile che si allontana e l'aria, tutto intorno, continua a vibrare per alcuni minuti. L'adan che rimbalza tra le rocce di Güzelyurt graffiandomi via il cuore, o che rincorre alla notte, nel vuoto dei viali, la luce gialla dei taxi dalla stazione di Abdali fino a Raghadan.

Un pattuglia. Un bimbo in divisa, perso nel silenzio di una città fantasma. Il viso pallido, gli occhi gonfi di umidità come fiori notturni. Due parole. Qualcosa che si muove nella notte.
Poche, rapide direzioni. Come sguardi nell'aria. Da dove? E verso dove? Il mare, la montagna, la strada, la città. E tutto scorre di nuovo, per traiettorie differenti, attraverso le luci colorate
di un distributore di benzina, di nuovo fino all'albergo, con una notte più breve davanti.

Grazie di cuore ad Aldo e Umberta, agli altri organizzatori e a tutti quelli che hanno lasciato correre il loro cuore al ritmo delle curve del serpentone ligure.

Blu
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Blu Yamaha TW200
Ramtha BMW F650GS
Siena
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

Il report di Schwarz :

Il solito reportino dal solito inviato.
Mio fratello è in Argentina e tocca quindi a me lavorare in lavanderia. Questo vuol dire lavorare sabato mattina. E quindi partire nella tarda mattinata. Giunge Nico a casa mia e insieme andiamo a Milano a prendere Roberta.
E' sabato, piove. Oggi avverrà il collaudo del materiale comprato dal pusher imolese. Compreso il mio nuovo Arai.
Dopo aver consumato una seconda colazione al bar (ormai un classico per me e Nico) saliamo in moto e partiamo.
Piove con insistenza, ma un qualcosa mi dice che la situazione migliorerà.
Entriamo in Tangenziale e usciamo a Pavia. Percorriamo la statale dei Giovi fino Pavia, dove riprendiamo l'autostrada.
In autostrada mi asciugo: Adler ha un'ottima protezione aerodinamica e a parte il casco il resto è coperto.
E' mezzogiorno passato e usciamo ad un autogrill. Mangiamo un piccolo panino, facciamo il pieno e ripartiamo.Schwarz
Tre km dopo ecco l'uscita di Serravalle Scrivia. Arrivati alla rotonda ci dirigiamo verso sud ma la strada è bloccata perchè ci sono dei comignoli pericolanti e l'autogru dei VVFF blocca la strada. Torniamo indietro alla rotonda e chiediamo ai carabinieri del posto di blocco un'indicazione. Gentilmente ci consigliano di insistere: le moto ci passano e un Vigile comprensivo dovrebbe permetterci il transito. Così succede, e anche se Adler quando ha le motovaligie è più larga di un GW. La strada si fa un poco contorta e mentre sono in curva sento una spiacevole sensazione: sull'asfalto bagnato la ruota si chiude leggermente. Il carico sul retrotreno, unito alla gomma ormai vecchia consigliano un'andatura prudente. Arrivati a Busalla puntiamo verso Montoggio. Poco prima del paese ci dirigiamo a dx verso Creto, dove ci fermiamo alla Locanda dei Cacciatori. L'ambiente è piacevole, ottime bottiglie esposte, sarebbe curioso testare questo locale. Ma il tempo è grigio, e noi un poco sconfortati da tutti questi km sotto l'acqua.
Un buon te ci rinfranca, ma ecco che spunta il sole. Meraviglioso astro che si crogiola nell'aria pulita e rinfrescata dalla pioggia.
Ci mettiamo al sole anche noi, mentre aspettiamo il gruppone. Questa luce è veramente piacevole, e il luogo tranquillo. Decidiamo a un certo punto di partire in direzione di Fontanegli.
Ormai il gruppone dovrebbe essere vicino. Mentre ci stiamo vestendo ecco arrivare un fiume di motociclette. E' il Giro Ligure the second.
Un paio di saluti veloci e ripartiamo. Appena la strada si asciuga c'è anche il tempo per qualche piega.
Una volta arrivati a Busalla ci dirigiamo verso Voltaggio. La strada è gustosa e contorta, anche se è ancora bagnata.
Ecco l'albergo. Dato che il tempo tiene Aldo propone il giro Optional. Roberta è stanca, così lascio a casa Roberta e le altre due valigie di zavorra e scendo a far benzina. Io e Nico riacchiappiamo gli altri e ci infiliamo nella val Vobbia. Uno spettacolo: una valle spoglia, con pochissimi insediamenti umani, l'insieme è selvaggio e incontaminato. La roccia ha dei colori bellissimi, e l'aspetto è aspro e duro.
L'acqua gorgoglia pura nel basso letto del fiume. La strada è piena di curve ma lo spettacolo offerto rapisce più della guida. Ed ecco uno spettacolo incredibile: su una rupe altissima si erge un castello. La vista è drammatica e rapisce lo sguardo. Ci fermiamo e facciamo una fotografia, dopodichè ripartiamo.
Nel frattempo mi giungono due messaggi allarmanti di Roberta sulla presenza di animali sgraditi in camera ma, conoscendo la sua indole drammatizzante, non ci bado più di tanto. Eccoci di nuovo a Busalla. Mentre parcheggio sento un cedimento alla leva del freno posteriore e poi una brutta vibrazione. Controllo il disco posteriore e noto con disappunto che la pastiglia non esiste più. Il disco non sembra rovinato. Pazienza, mi dico, e ci infiliamo nella tana dell'orso. Il locale, che mi sembra si chiami Black bear o giù di li, era già una mia conoscenza, così come l'austera e tagliente signora che lo gestisce. Prendo un Negroni caricato con tanto di quel gin da stroncare il sistema cardiocircolatorio di un mammuth, ma fortunatamente io sono più robusto.
Torniamo verso l'albergo. Ecco Isola del Cantone e risalgo lungo la strada.
E' in salita, sono rilassato e contento, e il freno posteriore non mi serve. Passo qualche moto ed ecco che vedo un piccolo rapace che monta un altro piccolo rapace. La guida è pulita ed efficace, la moto
scorre sulle curve precisa come un rasoio. Lo voglio passare. L'asfalto non è perfetto, ma è lo stesso che ha pure Paolino. In queste curve così strette avere quasi quattro volte la cavalleria può non bastare. E' vero che io più Adler pesiamo il doppio di Paolino... :-)
Ecco un piccolo rettilineo, si può sorpassare in sicurezza. Scateno tutta la cavalleria V60 e passo Paolino. Dopo due km arriviamo all'albergo faccio i complimenti al falchetto. Entro nell'albergo e Roberta mi mette a conoscenza del fatto che non c'è riscaldamento e che il personale è un po inospitale. Di freddo non ce n'è tanto, quindi pazienza. Ma dopo un'oretta, quando cala la sera, i gradi scendono e, complice l'umidità, la sensazione di freddo si percepisce nettamente. I problemi sono palesi, e il personale sembra impreparato.
Provo ad aprire l'acqua calda per la doccia, ma trovo un orso bianco morto congelato nel box.
Dietro al bidet due pinguini si abbracciano, mentre il loro tenero sguardo implora un ombra di calore all'interno di questo inferno di ghiaccio. Nel corridoio una moltitudine senza nome girovaga temendo
il congelamento prossimo. La stufetta al piano terra ospita un gruppetto di individui, mentre altri, giustamente arrabbiati, si lamentano con la signora che gestisce l'albergo. Da pochi cenni percepisco che l'albergo non è suo, ma che lei sia stata assoldata dai gestori dello stesso che, colpevolmente, hanno riaperto i battenti da poco.
In questa situazione Aldo assapora la parte amara dell'organizzare il raduno. Quando, senza colpa, ti trovi in situazioni da gestire con energia perchè le persone che tu hai invitato si trovino a loro agio. Aldo non lo fa di mestiere, non ci guadagna niente, ma si prodiga con fermezza per ristabilire delle priorità. A tavola ci si scalda e si ride a crepapelle per la situazione a suo modo divertente che si è creata.
L'ambiente è sereno e la serata trascorre in allegria. I ragazzi che servono ai tavoli fanno questo servizio forse per la prima o seconda volta, ma sono anime innocenti che nessuno si sogna di maltrattare o
trattar male per la situazione difficile creatasi. La stanchezza incombe e mi infilo sotto le coperte (triple). Il sonno mi coglie presto, e la mattina non è fredda.
Il riscaldamento è partito, anche se in ritardo. La mattina prima della ripartenza mi faccio un giro con la R1150 RT di Gogo.

* La prova della RT*
La prima impressione è quella di salire su un bisonte, ma anche Adler non è leggera.
Accendo la moto e faccio inversione. Subito durante l'inversione la moto si spegne e appoggio tutto il peso della moto sulla gamba sinistra che, provvidenzialmente, è in fase di parziale recupero.
Riaccendo la motoretta e acchiappo Roberta. Fin dai primi metri apprezzo la facilità di guida, la stabilità, la burrosa e lineare erogazione del boxer. La moto tende a cadere troppo all'interno della curva, nelle pieghe più accentuate, ma attribuisco questa caratteristica alla gomma, succedeva la stessa cosa sulla Suzuki, quando montavo i Michelin. Così come l'effetto autoraddrizzante che la grossa bavarese patisce negli ingressi in curva quando rallento, anche leggermente. La moto si fa portare con un filo di gas, e usare quarta o terza è solo per una scelta di grinta in più nei sorpassi. La copertura aerodinamica è ottima, fino a 80 all'ora posso tenere la visiera dell'Arai alzata, a 120 c'è pochissima aria. Arrivo alla fine della strada e prima di entrare sulla statale faccio inversione. Da fermo la mole della RT si fa sentire tutta, ed è impressionante. Ci sono almeno 60 kg in più. Appena acquista velocità la moto diventa però facile e intuitiva. Certo non è una moto da guidare nervosamente, muscolaremente, con cattiveria, bensì va portata e guidata con fluidità. E' una moto equilibratissima e piacevole, la moto più turistica che io abbia mai provato. La moto della maturità. Però gli manca un motore aggressivo ed esplosivo, una ciclistica rapida e disinibita, e la possibilità di buttarla in curva mentre capotti la manetta del gas e senti la gomma posteriore che se ne vuole andare per la tangente e gratta l'asfalto. Chissà, però, a tempo debito, quando diventerò maturo... (Nico, dopo questa considerazione, mi ha detto che non riuscirò MAI a prendere questa moto!).

Ripartiamo per Voltaggio, e appena giunti in paese ci dirigiamo nella valle della Bocchetta. L'avevo percorsa un paio di mesi fa in senso inverso e la parte che stiamo attraversando ora era immersa in una luce blu, con montagne di neve al bordo strada. Ora c'è un fiume vispo con l'acqua che manda dei riflessi di smeraldo.
Aspettiamo Mazu in un piazzale: sulla bocchetta c'è un saltino niente male, e Aldo manda il nostro cameraman preferito a riprendere i motociclisti mentre saltano.
Il borgo che attraversiamo porta i segni di un emigrazione domestica che ha lasciato gli anziani più affezionati a curare le case in cui vivono. Una persona esce e ci guarda, sorride stupito. Prima Ale
Guzzi e poi io lo salutiamo, e lui ricambia contento. Ci vuole così poco, a volte...
Ecco la gobbetta.... sono in seconda, apro il gas ed ecco il salto.
Non sto andando veloce, farò forse mezzo metro con la ruota alzata... e invece per qualche secondo l'anteriore galleggia e atterra morbidamente.
Scolliniamo velocemente e arriviamo a campomorone. Da li risaliamo verso i piani di Praglia. La strada è bellissima, assolata, le curve ampie e dall'aderenza commovente. Arriviamo in un punto panoramico dove facciamo sosta. Alcune fotografie e si riparte fino ai piani di Praglia. C'è una bellissima pineta all'interno della quale si nascondono prelibatezze: la focaccia è entusiasmante, e quella con la cipolla è succulente. Mangio qualche decina di fettine di focaccia, un paio di fettine di salame e assaggio il formaggio. Uno spettacolo: il sole picchia, l'ombra degli alberi rassicurante e l'aroma della pineta è a dir poco galvanizzante. Dopo il caffè ripartiamo e giungiamo a Campo Ligure. Entriamo al museo della filigrana. La mia è una visita interessata. Trovo inoltre un forte motivo di interesse in una poltroncina dall'aspetto invitante. La trovo di mio gusto e mi ci corico. Al mio risveglio mi procuro un gelatino e torniamo alle moto.
Salutiamo tutti e ci infiliamo sulla statale che porta a Ovada. Curve dal raggio costante, larghissime e dalla tenuta incredibile. Una vera pista, ma non ho feeling con la moto, quindi mi limito alquanto. Però già mi immagino il mio ritorno su questa strada con la moto in perfette condizioni. Scopro dopo che si tratta del celeberrimo Turchino, e si merita la sua fama. Eccoci a Ovada, e Nico propone la via delle Ville (se mi ricordo bene).
La strada è decisamente eccezionale: si passa attraverso piccoli paesini nei quali si trovano dei castelli. Curve su curve, senza sostra, che si disegnano tra i vigneti ancora nudi.
L'ulitmo pezzo di strada prima di Gavi è proprio esagerato, direi sconsiderato, quasi da sboroni. Infatti è una esse continua, unica: curva a destra, poi sinistra, poi destra, poi sinistra. Un martellamento continuo, una prova terribile per le gomme. Mi sento decisamente sazio. Ci fermiamo a Gavi per una bibita e ripartiamo. Facciamo statale fino a Tortona, e poi ci infiliamo in austrada fino a Milano.
Tangenziale est fino a cologno e poi a casa. Sono le otto passate, la stanchezza e tanta e chi vi scrive ha una leggera influenza. Ma è molto, molto contento di questo fine settimana. L'amore per la
Liguria cresce, la passione per questa terra così volubile e dal carattere così marcato si accresce meritatamente anno dopo anno.
E il grazie ad Aldo non sarà mai sufficiente ad esprimere la mia riconoscenza per il suo lavoro, e per l'aiuto forte che tutti i liguri hanno dato, sotto forma di scopa, di mamma, di morosa, di amici...
Io ho organizzato poche cose in moto, e perdipiù di piccole dimensioni. E' stato faticoso: per questo apprezzo ancora di più lo sforzo di Aldo che, è bene ricordarlo, questo non lo fa di mestiere,
ma solo perchè desidera far conoscere la sua terra.
Aldo, se questo era il tuo obiettivo, beh con me (e penso con tutti) ci sei riuscito in pieno.
Un abbraccio a tutti e scusate la prolissità.
Lampz By Schwarz!

Aspy


Aspy :


Una grande organizzazione, con tanto di sorpresa finale e coinvolgimento di tutta la famiglia.
Grazie ad Aldo, Umberta, tutte le guide indigene e quanti hanno collaborato alla riuscita di questo raduno.

Aspettiamo di vedere le foto!









Federica :
Federica
 

Grazie per tutto...(anche ai pinguini :-) ) e' stato un bellissimo finesettimana!!! Anche le code sull'aurelia ieri sera non sembravano cosi' lunghe ripensando ai 3 giorni passati insieme!

Ciao
Federica
(Fazer 600 grigia - Roma)








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