DavDesmo :
Luci ed ombre.
Poche ombre.
Una luce abbagliante.
Ombre di
incomprensione.
Forse anche di nervosismo.

Magari anche un po' di
insofferenza.
Che non possono e non riescono ad adombrare la luce
abbagliante della bellissima organizzazione di Aldo, la scelta delle strade,
del ristorante di ieri, tutto sommato dell'albergo, e del picnic di
oggi.
Assolutamente fantastico e meritatamente illuminato dallo
splendido sole che ha fatto rapidamente dimenticare ai più la fredda
mattinata di ieri.
Già, perchè l'inizio non è stato dei migliori, con
il cielo che vomitava acqua ed una temperatura rigida come a Febbraio. E con
BB ancora choccata dal terremoto di venerdì.
Così sono partito da
solo, per raggiungere il gruppo. E dare il mio modestissimo contributo ad
Aldo. La strada fradicia non mi aiuta a guidare, specie con le gomme
oramai alla frutta, anzi, all'ammazzacaffè...
Ma è bellissimo
incontrarvi mentre salite su a Bavari, girare, accodarmi al trenino di moto
ed arrivare a togliersi il casco di fronte all'autobus rosso del
ristorante.
E come sempre è fantastico ritrovarsi, abbracciarsi,
salutarsi. E per me è bellissimo anche sentir parlare genovese dal
ristoratore, un piccolo ritorno alle origini, su quella strada che mi ha
visto, tanti ed tanti anni fa muovere le prime volte le ruote della macchina
di papà, facendo scuola guida ;)
Pappa, come sempre rumorosa ed
abbondante, nel pieno rispetto del motto di IRI e quando siamo al termine
ecco spuntare un raggio di sole, caldo, forte come solo in Liguria sa essere
(vabbè... ho fatto un po' lo sborone...).
E si riparte, giù per i
tornantini, poi traffico e poi eccoci su per Creto, storica salita teatro
negli anni gloriosi di furibonde gare, con pazzi che striscano il casco a
terra dal carrozzino di missili curiosamente definiti sidecar e altri che
piegano all'inverosimile con le moto più assurde, strane, alle volte anche
autocostruite. Pazzi, ma con tanta passione in più dei vari Biaggi e
ValeRossi strapagati. Così lontani dal placido salire di noi turistoni, ma in
fondo accomunati dal sentimento di amore per quel fantastico giocattolo che
tutti guidiamo. E così fantasticando arriviamo in cima, dove altri si
uniscono.
Supero tutti, per raggiungere il benzinaio e rabboccare il
piccolo serbatoio della mia Attila, ce la faccio e sono nuovamente in coda
al gruppone, aspetto qualcuno che deve fermarsi in farmacia e poi via,
su all'albergo. Dove decido di andare a prendere BB, confidando sul
sole che oramai la fa da padrone. E mentre molti ripartono per un
ulteriore giretto ed altri decidono per un po' di riposo, io mi fiondo giù
per le curve, piombo a casetta, me la coccolo un po' ed il miracolo
prende forma ;) BB sarà dei nostri stasera e domani, con la sua
Morganina.
Arriviamo su, qualche problema di freddo, per molti
risolto dall'amicizia e dallo spirito (quello delle bottiglie? Anche!).
Cena, onestamente abbondante e ben cucinata (il pesto giudicato dai
genovesi
raramente supera l'esame, e questo era davvero doc!), poi musica. Pian
piano l'ambiente si riscalda, l'amicizia e l'affetto, le note che si
spandono e l'alcool che more solito ci accomuna, tutto contribuisce a
far assopire i malumori. Così, quando alle tre ce ne andiamo a
nanna anche la stanza, pur freddina, non è più inospitale
come poche ore prima.
L'alba ci accoglie con un gran sole, mentre il fresco e il
silenzio hanno conciliato un sonno davvero fantastico. Ce ne stiamo
ancora qualche minuto sotto le coperte, a chiaccherare ed a goderci
questa benefica sensazione di vacanza, poi piano piano il cortile si riempe
di suoni, di voci, di rombi e borbottii dei motori che hanno passato
la notte all'addiaccio e rispondono malvolentieri alle sollecitazioni
dei
motorini d'avviamento.
Alle 11 si parte, in gruppo o quasi, e giù,
per stradine tortuose perse nel verde, su per montagne che spalancano
all'improvviso scorci e panorami per poi precipitare violentemente a valle e
poi ancora su, a toccare il cielo, a vedere la cima della montagne perdersi
nell'azzurro del cielo.
Ed è sempre bellissimo il serpentone delle
moto che si snocciola su quelle curve, vederci tutti assieme in un tornante,
poi perdersi in un rettilineo e ritrovarsi chi sopra e chi sotto in un'altra
curva, sapere
che un amico ti sta filmando e fare un po' il cretino
approfittando di un dosso che nel passato ti ha visto fare cose inenarrabili
con lo Scrambler, poi fermarsi a fare benzina stando in coda al gruppo
per
approfittare di una bella salita e fare urlare il motore, che di
custom alle volte sembra aver così poco... :)
E arrivati ancora una
volta in cima, trovare un picnic ancor più ricco, l'ultima sopresa in ordine
di tempo della fertile mente del nostro fantastico Alduccio.
Le ultime
chiacchere per alcuni, che rapidamente riprendono la strada di casa, chi da
una parte e chi dall'altra, dandosi ancora una volta appuntamento da qualche
altra parte di questo piccolo pianeta.
Che noi ostinatamente continuiamo
a percorrere. Pian piano. Ma pieni ;)
SMarioW e Paoletta :


Ciao
a tutti,
rientrati in CuviaValley, un GRAZIE ad Aldo, Umberta, i loro
numerosissimi amici, alla speciale madre di Aldo con i suoi
amici.
Complimenti
GRAZIE
Ciao...SPaolaV & SMarioW
Gogo :
E'
lunedì mattina: il fine settimana in Liguria è passato e mi sto preparando ad
andare in ufficio, ma prima di rientrare nell'usuale grigiore, voglio
lasciare il mio report in lista.
Venerdì mattina: partenza alle 11, con
calma, evitando l'autostrada accuratamente. Mi divincolo dal traffico feriale
di Verona e dirigo verso Mantova, poi Parma. Appena fuori Parma mi fermo in
zona di Sala Baganza a fare il primo "spuntino": culatello, cappelletti in
brodo, torta della casa con la marmellata "brusca", lambrusco e l'immancabile
caffettino. La sala da pranzo della trattoria dove mi sono fermato è quasi
deserta: una coppia di anziani svizzeri che hanno parcheggiato la loro Audi -
con tutto lo spazio che c'era - davanti a Shrek, un locale solitario come me
ma molto più rumoroso, due tipi in cravatta che parlano d'affari ostentando
piglio manageriale. Per fortuna il telefonino non prende, così possiamo
tutti mangiare tranquillamente. Sono seduto a fianco di un termosifone
acceso e devo dire che la cosa non è spiacevole: fuori il tempo è incerto e
la temperatura non è propriamente primaverile.
Riparto sotto una
coltre di nubi che si sta inspessendo, senza per questo innervosirmi: le
previsioni del tempo erano tutte concordi nell'anticipare pioggia. Prendo la
direzione della Cisa e, mentre salgo, mi ricordo di aver scritto in lista che
"sarei venuto anche con la neve". Arrivato alla sommità del passo comincio a
temere di esser stato cattivo profeta per me stesso: il vento è teso, i prati
a

i lati della strada sono imbiancati di neve fresca. Suona il telefono e
mentre cerco di parlare con Aspy - ma la ricezione anche lì è cattiva - penso
che sarà meglio infilare il casco nuovamente per non congelarsi le
orecchie.
Per la strada non incrocio nessuno: l'ora del primo pomeriggio
probabilmente non è la più affollata dalle parti della Cisa. Sento al
telefono Federica, che sta risalendo da Roma, e ci diamo appuntamento a La
Spezia, dove prendiamo la litoranea diretti verso Recco.
Di lì in poi
il tempo ... diciamo che non è dei migliori ... comincia a piovere forte e la
strada non è proprio perfetta: ad un certo punto oltrepassiamo perfino un
inquietante cartello che dice "STRADA IN
COSTRUZIONE" !
In ogni caso
arriviamo a Recco, al "miting point". Dopo cinque minuti arriva anche Dieter
"dell'Italia settentrionalissima", il cui viaggio di trasferimento è durato
"solo" 8 ore e mezzo. La pioggia, che nel frattempo era diminuita, comincia
nuovamente a rinforzare.
Ci trasferiamo all'albergo, dove ci raggiungono
poi Aspy, Mazu e Silvia. Mettiamo tutto il possibile ad asciugare e,
infilando una mano nella tasca della giacca, mi rendo conto di non averla
chiusa. All'interno un mezzo metro cubo d'acqua nella quale sguazzano delle
caramelle, che hanno reso il liquido orrendamente lattiginoso, ed il
telecomando del cancello di casa che esala l'ultimo respiro nella mia mano
guardandomi negli occhi e chiedendomi "ma quando ti svegli?"
Aldo
promette il "trasfert" per il ristorante con la sua macchina e così mi stendo
un po' a letto, godendomi ancora una volta la presenza dei
tepidi termosifoni. In quel momento penso che il riscaldamento sia proprio
una bella invenzione, e non so ancora quanto mi mancherà il giorno dopo
....
Ma questo sarà oggetto della prossima parte del report: ora devo
proprio andare a lavorare :-)
Roberto "Gogo" Garlato &
Shrek
(Bmw R 1150 RT)
Marco e Cristina :
Riccardo ed Elena :


Veloce veloce veloce volevo ringraziare Aldo, Umberta e tutti quanti si
sono dati da fare per organizzare questo bellissimo incontro.
E' stato
molto bello rivedervi e passare un week end di nuovo insieme.
A parte
l'imprevedibile (leggi hotel polare :-) ) tutto è andato
alla perfezione.
Esemplare il lavoro delle staffette lungo il tragitto,
bravi davvero.
Insomma...
Grazie, ci avete regalato due giorni
fantastici.
Un abbraccio,
Riky
Dieter :
Anche io sono ritornato a casa. Grazie mille a tutti que hanno
organizato. Le
due giornate sono state molto belle per me.
Ciao
Dieter
della
Italia settentrionalissima
Silvia Blu :
Il
Giro Ligure per me è un po' come un compleanno. Una festa doppia. Vi ho
incontrati qui, l'anno scorso, grazie a Schwarz e, poi, ad Aspy. Ramtha,
allora, era solo nei miei pensieri. e ad essere sincera, aveva più la forma
di una XT che quella di una F650 :-) E' affascinante la rapidità di certi
movimenti e il primo Giro Ligure, visto da qui, mi sembra parte di un'altra
vita.
Così questa volta a Recco ci arrivo con Ramtha, attraversando la
pioggia che scorre gelida via dalla visiera, trasformando la strada in un
nastro di velluto. Le gallerie alternano la luce al buio, l'acqua all'aria, i
suoni cupi a quelli taglienti.
C'è ancora Aspy, che a momenti mi precede e
a momenti mi segue, che intreccia, un attimo prima o un attimo dopo, le sue
traiettorie con le mie. e il suono del suo Guzzi, da qui, sembra ancora più
vivo.
Piove, ma non ho freddo. Piove, ma l'aria è limpida e frizzante e il
viaggio scorre sottile fino all'albergo, fino ai primi amici e alla doccia
calda.
La notte di sabato è davvero fredda ed io ho il cuore ancora
troppo scuro di colori invernali.
Non è sera da baldoria, per me, ma non
ho neanche voglia di andare a dormire. Allora mi lascio alle spalle
l'albergo, salto su Ramtha e mi tuffo nella notte. Il suono del motore
impasta il buio con le sue vibrazioni, arrotonda i margini della strada e mi
riscalda il cuore. Una direzione qualunque, una strada stretta che scende a
tornanti verso il nulla.
Il panorama è un intreccio di poche ombre scure.
Si inseriscono d'improvviso nel cono di luce del faro che taglia in due la
notte e poi, d'improvviso, scompaiono di nuovo.
Un paese, poche luci,
alcune auto e un gruppo di ragazzi davanti ad un locale. Musica e parole che
colorano, per un attimo, la scia del movimento di Ramtha.
Poi
attraversiamo la nebbia. Gli alberi sembrano più lontani e mi abbagliano
cupi, fino a farmi stringere gli occhi.
Ho la visiera aperta e l'umidità
mi si condensa sulla pelle in gocce sottili e gelate.
Una zona
industriale alla periferia di una città. Forse Genova. I viali sono deserti e
la luce gialla dei lampioni trasforma gli edifici in giganti
addormentati.
Mi fermo al lato della strada, spengo il motore e rimango ad
ascoltare il sonno immobile di uno dei cuori della città. Il motore di
un'unica automobile che si allontana e l'aria, tutto intorno, continua a
vibrare per alcuni minuti. L'adan che rimbalza tra le rocce di Güzelyurt
graffiandomi via il cuore, o che rincorre alla notte, nel vuoto dei viali, la
luce gialla dei taxi dalla stazione di Abdali fino a Raghadan.
Un
pattuglia. Un bimbo in divisa, perso nel silenzio di una città fantasma. Il
viso pallido, gli occhi gonfi di umidità come fiori notturni. Due parole.
Qualcosa che si muove nella notte.
Poche, rapide direzioni. Come sguardi
nell'aria. Da dove? E verso dove? Il mare, la montagna, la strada, la
città. E tutto scorre di nuovo, per traiettorie differenti, attraverso le
luci colorate
di un distributore di benzina, di nuovo fino all'albergo, con
una notte più breve davanti.
Grazie di cuore ad Aldo e Umberta, agli
altri organizzatori e a tutti quelli che hanno lasciato correre il loro cuore
al ritmo delle curve del serpentone
ligure.
Blu
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Blu Yamaha TW200
Ramtha
BMW F650GS
Siena
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Il report di Schwarz :
Il solito reportino dal solito inviato.
Mio fratello è in Argentina e tocca
quindi a me lavorare in lavanderia. Questo vuol dire lavorare sabato
mattina. E quindi partire nella tarda mattinata. Giunge Nico a casa mia
e insieme andiamo a Milano a prendere Roberta.
E' sabato, piove. Oggi
avverrà il collaudo del materiale comprato dal pusher imolese. Compreso il
mio nuovo Arai.
Dopo aver consumato una seconda colazione al bar (ormai un
classico per me e Nico) saliamo in moto e partiamo.
Piove con insistenza,
ma un qualcosa mi dice che la situazione migliorerà.
Entriamo in
Tangenziale e usciamo a Pavia. Percorriamo la statale dei Giovi fino Pavia,
dove riprendiamo l'autostrada.
In autostrada mi asciugo: Adler ha un'ottima
protezione aerodinamica e a parte il casco il resto è coperto.
E'
mezzogiorno passato e usciamo ad un autogrill. Mangiamo un piccolo panino,
facciamo il pieno e ripartiamo.

Tre km dopo ecco l'uscita di Serravalle
Scrivia. Arrivati alla rotonda ci dirigiamo verso sud ma la strada è bloccata
perchè ci sono dei comignoli pericolanti e l'autogru dei VVFF blocca
la strada. Torniamo indietro alla rotonda e chiediamo ai carabinieri
del posto di blocco un'indicazione. Gentilmente ci consigliano
di insistere: le moto ci passano e un Vigile comprensivo
dovrebbe permetterci il transito. Così succede, e anche se Adler quando ha
le motovaligie è più larga di un GW. La strada si fa un poco contorta
e mentre sono in curva sento una spiacevole sensazione:
sull'asfalto bagnato la ruota si chiude leggermente. Il carico sul
retrotreno, unito alla gomma ormai vecchia consigliano un'andatura
prudente. Arrivati a Busalla puntiamo verso Montoggio. Poco prima del paese
ci dirigiamo a dx verso Creto, dove ci fermiamo alla Locanda
dei Cacciatori. L'ambiente è piacevole, ottime bottiglie esposte,
sarebbe curioso testare questo locale. Ma il tempo è grigio, e noi un poco
sconfortati da tutti questi km sotto l'acqua.
Un buon te ci rinfranca, ma
ecco che spunta il sole. Meraviglioso astro che si crogiola nell'aria pulita
e rinfrescata dalla pioggia.
Ci mettiamo al sole anche noi, mentre aspettiamo
il gruppone. Questa luce è veramente piacevole, e il luogo tranquillo.
Decidiamo a un certo punto di partire in direzione di Fontanegli.
Ormai il
gruppone dovrebbe essere vicino. Mentre ci stiamo vestendo ecco arrivare un
fiume di motociclette. E' il Giro Ligure the second.
Un paio di saluti veloci
e ripartiamo. Appena la strada si asciuga c'è anche il tempo per qualche
piega.
Una volta arrivati a Busalla ci dirigiamo verso Voltaggio. La
strada è gustosa e contorta, anche se è ancora bagnata.
Ecco l'albergo.
Dato che il tempo tiene Aldo propone il giro Optional. Roberta è stanca, così
lascio a casa Roberta e le altre due valigie di zavorra e scendo a far
benzina. Io e Nico riacchiappiamo gli altri e ci infiliamo nella val
Vobbia. Uno spettacolo: una valle spoglia, con pochissimi insediamenti
umani, l'insieme è selvaggio e incontaminato. La roccia ha dei
colori bellissimi, e l'aspetto è aspro e duro.
L'acqua gorgoglia pura nel
basso letto del fiume. La strada è piena di curve ma lo spettacolo offerto
rapisce più della guida. Ed ecco uno spettacolo incredibile: su una rupe
altissima si erge un castello. La vista è drammatica e rapisce lo sguardo. Ci
fermiamo e facciamo una fotografia, dopodichè ripartiamo.
Nel frattempo mi
giungono due messaggi allarmanti di Roberta sulla presenza di animali
sgraditi in camera ma, conoscendo la sua indole drammatizzante, non ci bado
più di tanto. Eccoci di nuovo a Busalla. Mentre parcheggio sento un cedimento
alla leva del freno posteriore e poi una brutta vibrazione. Controllo il
disco posteriore e noto con disappunto che la pastiglia non esiste più. Il
disco non sembra rovinato. Pazienza, mi dico, e ci infiliamo nella tana
dell'orso. Il locale, che mi sembra si chiami Black bear o giù di li, era già
una mia conoscenza, così come l'austera e tagliente signora che lo gestisce.
Prendo un Negroni caricato con tanto di quel gin da stroncare il
sistema cardiocircolatorio di un mammuth, ma fortunatamente io sono
più robusto.
Torniamo verso l'albergo. Ecco Isola del Cantone e risalgo
lungo la strada.
E' in salita, sono rilassato e contento, e il freno
posteriore non mi serve. Passo qualche moto ed ecco che vedo un piccolo
rapace che monta un altro piccolo rapace. La guida è pulita ed efficace, la
moto
scorre sulle curve precisa come un rasoio. Lo voglio passare.
L'asfalto non è perfetto, ma è lo stesso che ha pure Paolino. In queste curve
così strette avere quasi quattro volte la cavalleria può non bastare. E' vero
che io più Adler pesiamo il doppio di Paolino... :-)
Ecco un piccolo
rettilineo, si può sorpassare in sicurezza. Scateno tutta la cavalleria V60 e
passo Paolino. Dopo due km arriviamo all'albergo faccio i complimenti al
falchetto. Entro nell'albergo e Roberta mi mette a conoscenza del fatto che
non c'è riscaldamento e che il personale è un po inospitale. Di freddo
non ce n'è tanto, quindi pazienza. Ma dopo un'oretta, quando cala la sera, i
gradi scendono e, complice l'umidità, la sensazione di freddo si
percepisce nettamente. I problemi sono palesi, e il personale sembra
impreparato.
Provo ad aprire l'acqua calda per la doccia, ma trovo un orso
bianco morto congelato nel box.
Dietro al bidet due pinguini si
abbracciano, mentre il loro tenero sguardo implora un ombra di
calore all'interno di questo inferno di ghiaccio. Nel corridoio
una moltitudine senza nome girovaga temendo
il congelamento prossimo. La
stufetta al piano terra ospita un gruppetto di individui, mentre altri,
giustamente arrabbiati, si lamentano con la signora che gestisce l'albergo.
Da pochi cenni percepisco che l'albergo non è suo, ma che lei sia stata
assoldata dai gestori dello stesso che, colpevolmente, hanno riaperto i
battenti da poco.
In questa situazione Aldo assapora la parte amara
dell'organizzare il raduno. Quando, senza colpa, ti trovi in situazioni da
gestire con energia perchè le persone che tu hai invitato si trovino a loro
agio. Aldo non lo fa di mestiere, non ci guadagna niente, ma si prodiga con
fermezza per ristabilire delle priorità. A tavola ci si scalda e si ride a
crepapelle per la situazione a suo modo divertente che si è
creata.
L'ambiente è sereno e la serata trascorre in allegria. I ragazzi
che servono ai tavoli fanno questo servizio forse per la prima o
seconda volta, ma sono anime innocenti che nessuno si sogna di maltrattare
o
trattar male per la situazione difficile creatasi. La stanchezza incombe
e mi infilo sotto le coperte (triple). Il sonno mi coglie presto, e la
mattina non è fredda.
Il riscaldamento è partito, anche se in ritardo. La
mattina prima della ripartenza mi faccio un giro con la R1150 RT di
Gogo.
* La prova della RT*
La prima impressione è quella di salire su
un bisonte, ma anche Adler non è leggera.
Accendo la moto e faccio
inversione. Subito durante l'inversione la moto si spegne e appoggio tutto il
peso della moto sulla gamba sinistra che, provvidenzialmente, è in fase di
parziale recupero.
Riaccendo la motoretta e acchiappo Roberta. Fin dai
primi metri apprezzo la facilità di guida, la stabilità, la burrosa e lineare
erogazione del boxer. La moto tende a cadere troppo all'interno della curva,
nelle pieghe più accentuate, ma attribuisco questa caratteristica alla
gomma, succedeva la stessa cosa sulla Suzuki, quando montavo i
Michelin. Così come l'effetto autoraddrizzante che la grossa bavarese
patisce negli ingressi in curva quando rallento, anche leggermente. La
moto si fa portare con un filo di gas, e usare quarta o terza è solo per una
scelta di grinta in più nei sorpassi. La copertura aerodinamica è ottima,
fino a 80 all'ora posso tenere la visiera dell'Arai alzata, a 120 c'è
pochissima aria. Arrivo alla fine della strada e prima di entrare sulla
statale faccio inversione. Da fermo la mole della RT si fa sentire tutta,
ed è impressionante. Ci sono almeno 60 kg in più. Appena acquista velocità
la moto diventa però facile e intuitiva. Certo non è una moto da guidare
nervosamente, muscolaremente, con cattiveria, bensì va portata e guidata con
fluidità. E' una moto equilibratissima e piacevole, la moto più turistica
che io abbia mai provato. La moto della maturità. Però gli manca un motore
aggressivo ed esplosivo, una ciclistica rapida e disinibita, e la possibilità
di buttarla in curva mentre capotti la manetta del gas e senti la gomma
posteriore che se ne vuole andare per la tangente e gratta
l'asfalto. Chissà, però, a tempo debito, quando diventerò maturo... (Nico,
dopo questa considerazione, mi ha detto che non riuscirò MAI a prendere
questa moto!).
Ripartiamo per Voltaggio, e appena giunti in paese ci
dirigiamo nella valle della Bocchetta. L'avevo percorsa un paio di mesi fa
in senso inverso e la parte che stiamo attraversando ora era immersa in una
luce blu, con montagne di neve al bordo strada. Ora c'è un fiume vispo
con l'acqua che manda dei riflessi di smeraldo.
Aspettiamo Mazu in un
piazzale: sulla bocchetta c'è un saltino niente male, e Aldo manda il nostro
cameraman preferito a riprendere i motociclisti mentre saltano.
Il borgo
che attraversiamo porta i segni di un emigrazione domestica che ha lasciato
gli anziani più affezionati a curare le case in cui vivono. Una persona esce
e ci guarda, sorride stupito. Prima Ale
Guzzi e poi io lo salutiamo, e lui
ricambia contento. Ci vuole così poco, a volte...
Ecco la gobbetta....
sono in seconda, apro il gas ed ecco il salto.
Non sto andando veloce, farò
forse mezzo metro con la ruota alzata... e invece per qualche secondo
l'anteriore galleggia e atterra morbidamente.
Scolliniamo velocemente e
arriviamo a campomorone. Da li risaliamo verso i piani di Praglia. La strada
è bellissima, assolata, le curve ampie e dall'aderenza
commovente. Arriviamo in un punto panoramico dove facciamo sosta.
Alcune fotografie e si riparte fino ai piani di Praglia. C'è una
bellissima pineta all'interno della quale si nascondono prelibatezze: la
focaccia è entusiasmante, e quella con la cipolla è succulente. Mangio
qualche decina di fettine di focaccia, un paio di fettine di salame e
assaggio il formaggio. Uno spettacolo: il sole picchia, l'ombra degli alberi
rassicurante e l'aroma della pineta è a dir poco galvanizzante. Dopo il
caffè ripartiamo e giungiamo a Campo Ligure. Entriamo al museo della
filigrana. La mia è una visita interessata. Trovo inoltre un forte motivo di
interesse in una poltroncina dall'aspetto invitante. La trovo di mio gusto
e mi ci corico. Al mio risveglio mi procuro un gelatino e torniamo alle
moto.
Salutiamo tutti e ci infiliamo sulla statale che porta a Ovada.
Curve dal raggio costante, larghissime e dalla tenuta incredibile. Una
vera pista, ma non ho feeling con la moto, quindi mi limito alquanto. Però
già mi immagino il mio ritorno su questa strada con la moto in perfette
condizioni. Scopro dopo che si tratta del celeberrimo Turchino, e si merita
la sua fama. Eccoci a Ovada, e Nico propone la via delle Ville (se mi
ricordo bene).
La strada è decisamente eccezionale: si passa attraverso
piccoli paesini nei quali si trovano dei castelli. Curve su curve, senza
sostra, che si disegnano tra i vigneti ancora nudi.
L'ulitmo pezzo di
strada prima di Gavi è proprio esagerato, direi sconsiderato, quasi da
sboroni. Infatti è una esse continua, unica: curva a destra, poi sinistra,
poi destra, poi sinistra. Un martellamento continuo, una prova terribile
per le gomme. Mi sento decisamente sazio. Ci fermiamo a Gavi per una bibita e
ripartiamo. Facciamo statale fino a Tortona, e poi ci infiliamo in austrada
fino a Milano.
Tangenziale est fino a cologno e poi a casa. Sono le otto
passate, la stanchezza e tanta e chi vi scrive ha una leggera
influenza. Ma è molto, molto contento di questo fine settimana. L'amore per
la
Liguria cresce, la passione per questa terra così volubile e
dal carattere così marcato si accresce meritatamente anno dopo anno.
E il
grazie ad Aldo non sarà mai sufficiente ad esprimere la mia riconoscenza per
il suo lavoro, e per l'aiuto forte che tutti i liguri hanno dato, sotto forma
di scopa, di mamma, di morosa, di amici...
Io ho organizzato poche cose in
moto, e perdipiù di piccole dimensioni. E' stato faticoso: per questo
apprezzo ancora di più lo sforzo di Aldo che, è bene ricordarlo, questo non
lo fa di mestiere,
ma solo perchè desidera far conoscere la sua
terra.
Aldo, se questo era il tuo obiettivo, beh con me (e penso con
tutti) ci sei riuscito in pieno.
Un abbraccio a tutti e scusate la
prolissità.
Lampz By Schwarz!
Aspy :
Una grande organizzazione, con tanto di sorpresa finale e coinvolgimento
di tutta la famiglia.
Grazie ad Aldo, Umberta, tutte le guide indigene e
quanti hanno collaborato alla riuscita di questo raduno.
Aspettiamo di
vedere le foto!
Federica :
Grazie per tutto...(anche ai pinguini :-) ) e' stato un
bellissimo finesettimana!!! Anche le code sull'aurelia ieri sera non
sembravano cosi' lunghe ripensando ai 3 giorni passati
insieme!
Ciao
Federica
(Fazer 600 grigia - Roma)