VERDON 2005 - 15 e 16 luglio
Dopo
4 anni si torna nel Verdon. La compagnia è minima, alla fine solo Federica e
Danilo hanno aderito al programma del we. Poco male, meno siamo più si
gira.
Il we inizia al venerdì sera, come ormai d’abitudine, Federica
arriverà a Montezemolo in solitaria e vado a prenderla per fare un po’ di km
assieme, sulle langhe.. è un bell’inizio, non fosse per le nuvole nere e la
nebbia che sale dalla riviera .. però dal lato di Cuneo il sole brilla ancora
alto ed il cielo azzurro ispirano a macinare curve su curve. Queste colline
non smetteranno mai di stupirmi e di stupire. Viaggiare in mezzo ai vigneti,
dominando un “mare” di colline sempre più basse sino alla pianura da una
sensazione di euforia, di spazi aperti e di vera libertà.
Dopo vari
scollinamenti e un po’ di rimpiattino con le nuvole, lasciamo le langhe e ci
dirigiamo a Marene da dove partiremo il sabato mattina.
Qui veniamo
raggiunti da Danilo e da un msg di Johnny che ci anticipa che anche loro
saranno in zona, l’indomani, arriveranno direttamente a Riez, saltando
il Verdon.
Confermiamo l’intenzione di iniziare il viaggio nel fresco,
dal colle della Lombarda, e a questa decisione segue un altro msg di
conferma, anche gli amici Dume e Merk del gruppo Sgrat di Torino saranno dei
nostri.
Il sabato mattina si parte presto, alle 8.15 siamo in moto, primo
pieno e poi via, a Cuneo. Passata la “Granda” dirigiamo su Vinadio.. a
Demonte il primo piccolo campo di Lavanda. A Vinadio attraversiamo l’omonimo
forte, fortificazione che fa parte dell’enorme gruppo di costruzioni militari
presenti sulle alpi occidentali, dal Bianco a Ventimiglia. A Vinadio si
imbocca la stradina che sale al Colle della Lombarda, salita ambita dai
ciclisti e frequentata anche dai pellegrini che si recano al Santuario
di Sant’Anna di Vinadio. Si intuisce che era una strada militare per la
costanza della pendenza e della larghezza, seppur limitata. Sale dapprima a
tornanti stretti, poi lungo una valle che si fa ampia procedendo all’interno,
per poi ricominciare a salire intensamente dopo il bivio per il Santuario. E’
come una salita a gradoni lunghi. La Lombarda si trova più in alto rispetto
al Santuario, giungendo a 2350 metri e domina una bella serie di colli sia
sul versante italiano che sul versante francese.
Dume e Merk hanno
sbagliato valle e si trovano a dover fare il colle del Mulo prima di arrivare
da noi, lunghetto.. quindi si prosegue separati, appuntamento a Castellane
per pranzo.
Isola2000 ci accoglie con i suoi grattaceli dormitorio, utili
ai sciatori ma assolutamente orrendi e deturpanti per il paesaggio montano,
veramente un orrore..
Il lato francese è più deciso, partendo da Isola
dove la valle è larga si scende a tornanti ampi continuando ad incrociare il
torrente che scende ripido ed a cascate sino ad Isola. La valle è sempre più
stretta, come un imbuto, alla fine è ripidissima e le pareti sono quasi
verticali sulla strada.
Da Isola scendiamo per poco verso Nizza per poi
prendere, a San Salvatore, verso Col de la Couillole, basso ma dominato da
paesini a picco sulle rocce (Roubion in particolare), molto
suggestivi.
Decidiamo di seguire la D28 sino a Guillaumes e qui esplorare
il Gorges de Daluis. E’ un bel canyon, più corto del Verdon, meno famoso, ma
molto suggestivo ed impressionante per come il fiume scorre tra le pareti a
picco. A differenza del Verdon lo si percorre solo da un lato, ma è meglio
percorrerlo nel senso opposto, infatti percorrendolo da Guillaumes verso
Annot lo si percorre spesso in strette gallerie scavate nella roccia, buie
umide e fredde, mentre in direzione opposta la strada costeggia sempre il
canyon ed è costellata di piazzole di sosta per l’osservazione di questa
spaccatura naturale.
Pochi km e la strada scende al fiume, che ora scorre
in un larghissimo alveolo ed in una ampia vallata. Qui le curve son ben
raccordate e permettono una bella danza veloce in tutta sicurezza (anche
grazie a limiti “credibili”).
Ci si stupisce sempre, in Francia, di
quanto gli automobilisti siano rispettosi nei nostri confronti, facendo
spesso strada alle moto, accostando e facilitando il sorpasso.
La N202
ci porta al lago de Castillon, molto particolare, con una diga nella parte
larga del lago, anziché nella più normale parte stretta. Inoltre ci
sono diverse chiatte con strutture elettriche sul lago, evidentemente fanno
anche esperimenti per energie alternative.. noi siamo interessati all’acqua,
ormai il caldo ci ha un po’ sfiancati ed un bagno ristoratore ci starebbe
bene.. ma siamo
anche vicini alla prima sosta, Castellane, dove pranzeremo. I
ragazzi di Torino sono solo ora sulla Lombarda.. ci raggiungeranno in serata
a Moustiers.
Una baguette riccamente imbottita ed una buona Weiss
austriaca (!) ci ristorano a dovere. Il caldo è tanto, ma il pensiero di
accamparci nei pressi del lago di Saint Croix dopo il Verdon, e di poter fare
il bagno laggiù ci spinge a ripartire rapidamente.
Il lato sinistro
del Verdon è spettacolare.. per km la strada scorre a pochi centimetri dal
baratro, le terrazze panoramiche si ergono nel nulla, un ponte su un ramo
minore del Verdon, un affluente, è predisposto per il salto con l’elastico..
rabbrividisco passando vicino al marchingegno che tiene
l’elastico stesso.
Arriviamo finalmente in vista del lago di Saint
Croix e qui cerchiamo il primo campeggio libero : tenda e bagno al lago. Nel
frattempo arrivano gli amici di Torino ed anche Johnny e Giuliana sono in
zona. Cena a Moustiers tutti assieme, posto incantevole non fosse così pieno
di gente!! Sembra che tutta la Francia sia qui a cenare.. troviamo posto solo
dopo un po’ di ricerche.. e la cena soddisferà solo Federica, unica ad
azzardare una cena a base di pesce. La notte scorre veloce e l’indomani,
smontate le tende e fatta una buona colazione a Moustiers decidiamo di
cercare la lavanda. Johnny ci attende a Puimoisson mentre i due di Torino
decidono di lasciarci li per rientrare velocemente ed in altura verso
casa.
Già nella tratta prima di Puimoisson i campi di lavanda dominano il
panorama. I ciuffi sono colmi di fiori, dall’azzurrino al viola, sono
presenti tutte le sfumature.
Procediamo verso Valensole e troviamo
alcune macchine che mietono la lavanda, il profumo della quale domina tutti
gli altri odori, impregnando le narici.
Da Valensole dirigiamo a Manosque
dove facciamo benzina (in Francia confermo che non sono più accettate le
carte di credito NON francesi negli automatici.. e quasi tutti i distributori
sono automatici e non accettano carta-moneta..
Da Manosque a Reillane,
incrociando la N100 (che porterebbe ad Apt). Da qui i campi di Lavanda si
vedono dall’alto, sono alternati a campi di grano, disegnano rombi sulle
colline.
Ancora a Nord verso Vacheres, poi Banon ed infine Sault,
terrazza sulla lavanda. Sorge su un altipiano e permette la vista degli
appezzamenti di lavanda sotto il monte Ventoux. Come dice il nome sul Ventoux
tira sempre un vento teso che impedisce a qualsiasi vegetale di attecchire
lasciandolo totalmente spoglio, sembra di sabbia guardandolo da lontano, ma è
di roccia, ovviamente.
Dopo un frugale pranzo (!) a base di insalate ed
acqua fresca.. tanta acqua fresca, iniziamo il ritorno passando per il
curioso paese di Sederon, poi Sisteron (attraverso il Gorges de la Meouge che
ci riserva anche uno sterratine facile facile causato da lavori in
corso)
Da Sisteron, di cui ricorderemo per sempre la fresca galleria :-)
, prendiamo per una valle molto lunga e molto poco trafficata.. infatti i
pochi automobilisti che incontriamo stavano tranquillamente occupando tutta
la carreggiata e per evitarci spesso rischiano di perdere il controllo
del mezzo..Il caldo opprimente ci porta ad un improvvisata doccia a
Gigors buttandoci l’acqua di una fontanella sul casco e sugli indumenti
tecnici per cercare di raffreddarci un pochino. Superiamo anche questa valle
immettendoci alla fine sulla N100 del colle della Maddalena. A Barcelonnette
maturiamo la decisione di allungare verso il veloce col de Var e il
bellissimo Agnello.
Il primo sale rapidamente lungo un dolce declivio
erboso, Johnny e Giuliana hanno fatto amicizia con delle marmotte in loco ed
ogni volta che transitano sostano per salutarle e fotografarle. La discesa
passa attraverso Vars, altra mostruosità sciistica francese e, poco prima di
Guillestre, diventa una pista : curvoni ampissimi totalmente visibili si
alternano a brevi rettilinei, asfalto sempre perfetto.. solo il panorama,
bellissimo e molto variegato, da foreste di pini a rocce a strapiombo, vette
e neve, distraggono troppo dalla guida per “filare” come i postini
locali.
Da Guillestre si sale verso l’Izoard ma, ben prima della vetta,
un bivio porta all’Agnello dopo aver attraversato Chateau-Ville-Vieille.
Altri paesini si attraversano salendo al colle, piccoli paesi di montagna con
le case e le stalle costruite l’una sull’altra, per permettere la
sopravvivenza durante l’inverno. La strada sale lentamente sino 2748 metri.
Tanto dolce dal lato francese quanto a strapiombo verso l’Italia. A ridosso
del Monviso, l’Agnello è ancora un passo “faticoso” da raggiungere, privo di
protezioni e di costruzioni sulla cima, non consente di ripararsi in caso di
tempo avverso ma è impressionante per la violenta discesa verso Pontechianale
: 1000 metri in 8 km scarsi.
Ormai la vacanza è finita, la Val Varaita ci
accoglie con un traffico sostenuto da fine we, scendiamo sino a Saluzzo, dove
salutiamo Johnny e Giuliana, poi raggiungiamo Marene. Danilo riparte subito
per la sua Parma, viaggiando di sera/notte si risparmierà parecchio caldo.
Accompagnerò Federica sino a Genova, l’indomani, durante un trasferimento che
mi vedrà turista nella mia Genova.
Un ringraziamento a tutti i
partecipanti, spero che tutti si siano divertiti. Il giro di per se da Marene
a Marene è stato di 783 km circa, fattibilissimo in 2 giorni. Peccato solo
l’arrivo troppo tardi a Castellane.. arrivando prima delle 13 si può
acquistare il pane fresco dal panettiere e salumi e formaggi al mercato sulla
piazza principale, ove regnano i colori ed i profumi della provenza. Sarà per
la prossima volta!!
Lampeggi e.. Buone Pieghe!
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Aldo - Genova
la "Superba"
in esilio a Marene CN
Marghy (White BMW
R1100RS)
Grillo
(Red Yamaha XT 400)
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© copyright 2007 Aldo De Leonardi
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