Sito di Aldo "GiPinoZetino" De Leonardi

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 Lavanda di Provenza : la raccolta... di Aldo
 
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Aldo (del 07/06/2007 @ 17:41:59, in Quotidiano, linkato 1397 volte)
Gran bella gatta da pelare, quella del TFR. Gli esperti economisti dicono tutto e l'opposto di tutto : chi, prove alla mano, dimostra che sia meglio lasciare il TFR in azienda, chi, sempre prove alla mano, dice che ASSOLUTAMENTE occorre investire in un fondo, se da qui a qualche anno vogliamo avere una pensione. Io, poi, come al solito, sono un caso anomalo anche in questo, come già la patente, il militare, gli esami di scuola.. sempre ne carne ne pesce, sempre a metà : quindi anche qui potrei usufruire della possibilità (non data a tutti) di lasciare il 50% del TFR in azienda ed investire il 50% in un fondo. Perdo le notti pensando a cosa sia meglio fare, convincendomi di volta in volta per questa o per quella soluzione. In effetti i vantaggi del fondo sono molteplici : si parla di metterci il 50% del mio TFR, almeno un 0.55% del mio stipendio e non solo me ne scalo una parte dalle tasse ma l'azienda è obbligata a versare per me un'altro 1,5% del mio stipendio.. i contro sono le spese!! Per avere questi privilegi devo versare sul fondo di categoria, FONTE, che si becca lo 0,10% ... del mio stipendio, come spesa!! E' vero che alla fine l'azienda versa 1,5% che - 0,10% di spese ho un guadagno dello 1,4%. O no? Continuerò a farmi questi calcoli, e tanto per non avere troppa fretta, per ora lascerò tutto in ditta, pare sia la soluzione migliore.. ma che macello!! C'è addirittura chi mormora che sia tutto un magna magna!!
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Di Aldo (del 08/06/2006 @ 11:18:13, in Moto - Tecnica, linkato 2804 volte)

Sai quando ti capitano quelle serate che .. non sai nemmeno tu cosa ti capita.. arrivi non proprio prestissimo a casetta, ma tanto "quella" lavatrice che aspettava da 4 giorni di essere avviata, oggi la devi avviare per forza.
E devi aspettare che finisca e stendere il tutto. Nel frattempo un po' di tempo libero.. ma sono le 23 passate e la TV non ispira più di tanto (oddio, certi canali sarebbero anche interessanti.. ma vabbè..) e così inizi a guardare il tuo casco, col quale sei appena rientrato a casa.. lo guardi bene, lo prendi in mano.. cominci a smontare la visiera e la lavi. Poi ricordi un amico che ti disse, all'ultimo raduno : "per sbaglio ho infilato uno straccio fin dove arrivava nella presa d'aria.. è uscito di un nero.." e ti cade l'occhio proprio la sotto.. mamma mia!!! C'è la peggio raccolta di cadaveri che potessi osservare da vicino. Il lezzo è molto simile a quello che esce dalle scatoline di cibo per pesci rossi.. anzi, forse è più simile ancora a quello che esce dall'acqua degli stessi pesci rossi... dopo 3 settimane che nessuno li considera!! ==8-||

Ok, qui ci sono degli automatici.. lo Schubert ha gli interni staccabili e lavabili, no? Smonto qui, sgancio li... e queste 2 vitine?!? Tho', da questa parte ce ne sono altre 2 uguali.. e vai di cacciavite.. pian piano ti addentri nel regno di Nightrider, la lavatrice di culla, tiene compagnia, infonde coraggio.. e vai di vitine, 4, esterne, facilmente visibili.. poi altre 2, interne, più nascoste, dietro la nuca. E così si smonta tutto : 4 automatici e resta in mano la calottina di tessuto e plastica sopra la testa, i guanciali si smontano in un attimo, e tolte quelle 2 ultime vitine si sfilano pure facilmente le cinghie di chiusura. Ecco che anche tutta la calotta rimane libera, e si toglie. Poi la parte che chiude ad altezza collo, via!
Il tutto finisce a bangno, in ammollo, con detersivo.. l'acqua si fa subito nera.. si sciaqua e si cambia l'acqua.. ovviamente nuovamente nera! Ripetere l'operazione (tante, tante tante volte... finchè l'acqua ha un colore passabile.. o finchè non ci si stufa! ; - ) )

Ok, ora riesco finalmente a smontare anche il visierino parasole. L'unica cosa che non si smonta (almeno non mi pare.. non facilmente.. e poi è inutile) è il sotto collo, quello solidate alla mentoniera..

Ora che abbiamo il guscio esterno del casco in mano, e diverse parti di corpi di vespe, api, mosconi ed altri esseri meno comprensibili iniziano a cadere da buchi rivolti alle prese d'aria alte, osservando dall'interno si vedono 4 sporgenze in plastica che schiacciandole con apposite pinze liberano il coperchio della presa d'aria, quello sormontato dalla levetta "apri-chiudi" che ormai da mesi non variava minimamente l'afflusso d'aria.

Quest'ultima parte converrebbe farla o sul lavandino o all'aperto : quello che cade all'apertura di questo antro è indicibile ed irripetibile, potrebbe far racapricciare anche Freddy Kruger..

Tutto il casco finisce in acqua, ovviamente, a questo punto. E viene sfregato con olio di gomiti.. prima con un detersivo leggero, poi con la pasta lavamani, poi con lo sgrassatore Chante Claire, poi col diserbante, con l'acido, con la coca cola.. insomma, alla fine diciamo che riprende il colore originale e le prese d'aria sono finalmente libere.

Ora tutto giace sul davanzale della finestra, finestra aperta a vasistas, ben orientato verso il sole.. conto che sarà asciutto prima dell'inverno, rimantare sarà un gioco.. davanti al camino.. e quando avrò finito potrò dire con soddisfazione ai miei nipoti : grazie per l'aiuto!! : - )))

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Bene.. ieri sera mi sono dedicato al rimontaggio.

Ok, è tutto abbastanza semplice... tranne una cosa.. il visierino parasole. Dopo 20 minuti ero riuscito a rimetterlo al suo posto, ma montando l'interno del caso è "scappato" da un lato.. è stata epica!! In un'ora non sono riuscito a farne nulla.. alla fine, smontando nuovamente l'interno, in circa 20 minuti aggiuntivi sono riuscito a chiudere il tutto..

Quindi ora sono con lo Schubert, direte voi.. errato!! Già perchè se sono un mezzo disastro nello smontare e riassemblare, in quanto a lavare le cose sono un VERO disastro..

Ho dimenticato il "bollino" con la taglia nella parte staccabile semplicemente con gli automatici. Quindi l'acqua tiepida ha sciolto la colla del bollino ed ha reso appicicaticcia tutta la parte.. così alle 23.45 ero nuovamente a lavare ..per fortuna solo qualla parte li, che si rimonta in meno di un minuto e a casco
assemblato.

Comunque l'operazione è terminata.. bene, direi.

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Di Aldo (del 18/08/2005 @ 17:57:31, in Mototurismo - estero, linkato 833 volte)

Il 16 agosto 2005, assieme al buon Neuro da Genova, dotato di BMW K100RS del 1983, sempre in ottima forma (la moto..ma anche lui!), ci apprestiamo a fare un giretto lungo le alte alpi Francesi

Valichiamo il colle dell'Agnello - 2748 metri


Poi il col de Izoard - 2360 metri


Poi il Galibier - 2646 metri - e qui la decisione : si dorme in Val d'Aosta!!


Quindi decisi e spediti su per l'Iseran - 2770 metri - scendiamo a Bourg St Maurice (notando, passando per Val d'Iser, che è in corso l'expò dell'auto 4x4..gran casino e tutta la valle invasa di gente e jeep, nulla di male, appena più su eravamo in pace, praticamente pochissime moto e nessun altro.) Infine scaliamo il Piccolo San Bernardo - 2188 metri - il sole ormai è al tramonto.


Decidiamo di fermarci a la Thuile. Trovare un campeggio è facile, solo che, a detta del custode, è pieno. Li vicino si trova un "campeggio privato temporaneo..." non abbiamo capito bene, ma la tenda l'abbiamo piazzata, le moto hanno dormito vicinissime a noi ed abbiamo speso 5 euro in due, uso bagni compreso!

Ora cerchiamo cena.. ovviamente ci infiliamo nel primo posto poco appariscente che troviamo. Sorpresa : un ragazzo di Rapallo ed una ragazza Americana servono ai tavoli.. appena scoprono che siamo di Genova si instaura un certo feeling, e devo dire che ci consigliano molto bene, con crespelle alla Valdostana e taglieri misti di salumi spettacolari.

Il rientro alla tenda è illuminato da una bella luna che si rispecchia su un piccolo ghiacciaio sopra le nostre teste.

L'indomani decidiamo di effettuare l'ottovolante: proseguiamo circumnavigando il Monte Bianco e, ripercorrendo in senso inverso il col de l'Iseran rientreremo dal Moncenisio.


Colazione presso un locale dedicato ai Bikers che ci soddisfa abbastanza, anche se un po' caruccio, e poi affrontiamo il Gran San Bernardo - 2473 metri - scendendo poi a Martigny, giriamo verso Chamonix, attraverso il col de la Forclaz - 1526 metri -, bello per la foresta attraversata, seguito a ruota dal col des Montets - 1461 metri - la cui peculiarità è il panorama : da qui si inizia ad ammirare Lui, il Monte Bianco, con la Mer de Glaces in bella vista, la grigia roccia lasciata libera per poco dalle nevi, i rifugi in quota ben visibili grazie alla spettacolare giornata.

St Gervais vale una visita, piccolo paesino di montagna, posto sulle pendici del Bianco, merita sicuramente più della caotica Chamonix.

Puntiamo decisi a chiudere questo immaginario "otto" attorno al Bianco percorrendo un bellissimo .. colle? Serie di colli? Non saprei definirlo : Cormet de Roselend, il cui punto più alto si trova a 1967 metri.. ma è un colle molto vario, con salite ripide nei boschi di pini, ampie spianate col lago creato dalla diga, la cartina lo identifica come Barrage de Roselend, ed infine una spettacolare vista sulla valle da percorrere in discesa.. apparentemente senza discesa!! E' impressionante, più di tanti altri passi già percorsi, la sensazione che non sia possibile "scendere da li".. la strada tergiversa un po', si sposta, sembra cercare un modo senza trovarlo, poi ci si trova in mezzo alla vegetazione ed i tornantini si susseguono.. quando si esce dagli alberi si affronta un tratto scoperto, ma ormai il più è fatto.

L'"otto" si chiude a Bourg St Maurice, con la risalita all'Iseran, la Val d'Iser sempre presa d'assalto dai mezzi 4x4, un traffico infernale, almeno 8 km di coda per coloro che scendono.. appena oltrepassato il paese il traffico scompare.. sarà per l'ora (ormai le 19.30 passate) ma la salita al colle è osteggiata solo dalla temperatura in diminuzione.. e dobbiamo ancora passare il Moncenisio - 2014 metri.

Alle 20.30, non so come, siamo a Susa.. siamo andati relativamente piano, non c'è segno di surriscaldamento dei freni e non abbiamo mai rischiato nulla ma andando molto costanti,dalle 20 che erano sulla cima dell'Iseran alle 20.30 a Susa.. senza traffico, ma anche senza fotografare (tanto ormai la luce è quella che
è..)

Da Susa, per evitare di buttarsi nel caos di Torino mi sovviene di passare da Avigliana (con i suoi bei laghi) e poi Pinerolo..bellissima la Sacra di San Michele vista al tramonto, ma poi peccato che mi perdo, non abbiamo una straccio di cartina per questa zona (per altro.. siamo andati a "naso" fin qui..) ed impiego parecchio a racapezzarmi.. giungiamo infine a Marene dopo una "tiratina" lungo le statali da Pinerolo a Saluzzo e poi sino a Savigliano e Marene.. mai andati così forte in tutto il resto del giro.. spegniamo le moto alle 22.30 esatte.

Stanchi ma felici per i quasi 1000 km (982) percorsi in due splendidi giorni che degnamente chiudono il Ferragosto 2005. Per altro.. potrebbero essere la proposta per il Ferragosto 2006..

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Di Aldo (del 20/07/2005 @ 09:43:00, in Mototurismo - estero, linkato 1299 volte)

Dopo 4 anni si torna nel Verdon. La compagnia è minima, alla fine solo Federica
e Danilo hanno aderito al programma del we. Poco male, meno siamo più si gira.

Il we inizia al venerdì sera, come ormai d’abitudine, Federica arriverà a Montezemolo in solitaria e vado a prenderla per fare un po’ di km assieme, sulle langhe.. è un bell’inizio, non fosse per le nuvole nere e la nebbia che sale dalla riviera .. però dal lato di Cuneo il sole brilla ancora alto ed il cielo azzurro ispirano a macinare curve su curve. Queste colline non smetteranno mai di stupirmi e di stupire. Viaggiare in mezzo ai vigneti, dominando un “mare” di colline sempre più basse sino alla pianura da una sensazione di euforia, di spazi aperti e di vera libertà.

Dopo vari scollinamenti e un po’ di rimpiattino con le nuvole, lasciamo le langhe e ci dirigiamo a Marene da dove partiremo il sabato mattina.

Qui veniamo raggiunti da Danilo e da un msg di Johnny che ci anticipa che anche loro saranno in zona, l’indomani, arriveranno direttamente a Riez, saltando il Verdon.

Confermiamo l’intenzione di iniziare il viaggio nel fresco, dal colle della Lombarda, e a questa decisione segue un altro msg di conferma, anche gli amici Dume e Merk del gruppo Sgrat di Torino saranno dei nostri.

Il sabato mattina si parte presto, alle 8.15 siamo in moto, primo pieno e poi via, a Cuneo. Passata la “Granda” dirigiamo su Vinadio.. a Demonte il primo piccolo campo di Lavanda. A Vinadio attraversiamo l’omonimo forte, fortificazione che fa parte dell’enorme gruppo di costruzioni militari presenti sulle alpi occidentali, dal Bianco a Ventimiglia.


A Vinadio si imbocca la stradina che sale al Colle della Lombarda, salita ambita dai ciclisti e frequentata anche dai pellegrini che si recano al Santuario di Sant’Anna di Vinadio. Si intuisce che era una strada militare per la costanza della pendenza e della larghezza, seppur limitata. Sale dapprima a tornanti stretti, poi lungo una valle che si fa ampia procedendo all’interno, per poi ricominciare a salire intensamente dopo il bivio per il Santuario. E’ come una salita a gradoni lunghi. La Lombarda si trova più in alto rispetto al Santuario, giungendo a 2350 metri e domina una bella serie di colli sia sul versante italiano che sul versante francese.

Dume e Merk hanno sbagliato valle e si trovano a dover fare il colle del Mulo prima di arrivare da noi, lunghetto.. quindi si prosegue separati, appuntamento a Castellane per pranzo.


Isola2000 ci accoglie con i suoi grattaceli dormitorio, utili ai sciatori ma assolutamente orrendi e deturpanti per il paesaggio montano, veramente un orrore..

Il lato francese è più deciso, partendo da Isola dove la valle è larga si scende a tornanti ampi continuando ad incrociare il torrente che scende ripido ed a cascate sino ad Isola. La valle è sempre più stretta, come un imbuto, alla fine è ripidissima e le pareti sono quasi verticali sulla strada.

Da Isola scendiamo per poco verso Nizza per poi prendere, a San Salvatore, verso Col de la Couillole, basso ma dominato da paesini a picco sulle rocce (Roubion in particolare), molto suggestivi.

Decidiamo di seguire la D28 sino a Guillaumes e qui esplorare il Gorges de Daluis. E’ un bel canyon, più corto del Verdon, meno famoso, ma molto suggestivo ed impressionante per come il fiume scorre tra le pareti a picco. A differenza del Verdon lo si percorre solo da un lato, ma è meglio percorrerlo nel senso opposto, infatti percorrendolo da Guillaumes verso Annot lo si percorre spesso in strette gallerie scavate nella roccia, buie umide e fredde, mentre in direzione opposta la strada costeggia sempre il canyon ed è costellata di piazzole di sosta per l’osservazione di questa spaccatura naturale.

Pochi km e la strada scende al fiume, che ora scorre in un larghissimo alveolo ed in una ampia vallata. Qui le curve son ben raccordate e permettono una bella danza veloce in tutta sicurezza (anche grazie a limiti “credibili”).


Ci si stupisce sempre, in Francia, di quanto gli automobilisti siano rispettosi nei nostri confronti, facendo spesso strada alle moto, accostando e facilitando il sorpasso.


La N202 ci porta al lago de Castillon, molto particolare, con una diga nella parte larga del lago, anziché nella più normale parte stretta. Inoltre ci sono diverse chiatte con strutture elettriche sul lago, evidentemente fanno anche esperimenti per energie alternative.. noi siamo interessati all’acqua, ormai il caldo ci ha un po’ sfiancati ed un bagno ristoratore ci starebbe bene.. ma siamo anche vicini alla prima sosta, Castellane, dove pranzeremo. I ragazzi di Torino sono solo ora sulla Lombarda.. ci raggiungeranno in serata a Moustiers.


Una baguette riccamente imbottita ed una buona Weiss austriaca (!) ci ristorano a dovere. Il caldo è tanto, ma il pensiero di accamparci nei pressi del lago di Saint Croix dopo il Verdon, e di poter fare il bagno laggiù ci spinge a ripartire rapidamente.

Il lato sinistro del Verdon è spettacolare.. per km la strada scorre a pochi centimetri dal baratro, le terrazze panoramiche si ergono nel nulla, un ponte su un ramo minore del Verdon, un affluente, è predisposto per il salto con l’elastico..  rabbrividisco passando vicino al marchingegno che tiene l’elastico stesso.

Arriviamo finalmente in vista del lago di Saint Croix e qui cerchiamo il primo campeggio libero : tenda e bagno al lago. Nel frattempo arrivano gli amici di Torino ed anche Johnny e Giuliana sono in zona. Cena a Moustiers tutti assieme, posto incantevole non fosse così pieno di gente!! Sembra che tutta la Francia sia qui a cenare.. troviamo posto solo dopo un po’ di ricerche.. e la cena soddisferà solo Federica, unica ad azzardare una cena a base di pesce.


La notte scorre veloce e l’indomani, smontate le tende e fatta una buona colazione a Moustiers decidiamo di cercare la lavanda. Johnny ci attende a Puimoisson mentre i due di Torino decidono di lasciarci li per rientrare velocemente ed in altura verso casa.

Già nella tratta prima di Puimoisson i campi di lavanda dominano il panorama. I ciuffi sono colmi di fiori, dall’azzurrino al viola, sono presenti tutte le sfumature.

Procediamo verso Valensole e troviamo alcune macchine che mietono la lavanda, il profumo della quale domina tutti gli altri odori, impregnando le narici.

Da Valensole dirigiamo a Manosque dove facciamo benzina (in Francia confermo che non sono più accettate le carte di credito NON francesi negli automatici.. e quasi tutti i distributori sono automatici e non accettano carta-moneta..


Da Manosque a Reillane, incrociando la N100 (che porterebbe ad Apt). Da qui i campi di Lavanda si vedono dall’alto, sono alternati a campi di grano, disegnano rombi sulle colline.

Ancora a Nord verso Vacheres, poi Banon ed infine Sault, terrazza sulla lavanda. Sorge su un altipiano e permette la vista degli appezzamenti di lavanda sotto il monte Ventoux. Come dice il nome sul Ventoux tira sempre un vento teso che impedisce a qualsiasi vegetale di attecchire lasciandolo totalmente spoglio, sembra di sabbia guardandolo da lontano, ma è di roccia, ovviamente.

Dopo un frugale pranzo (!) a base di insalate ed acqua fresca.. tanta acqua fresca, iniziamo il ritorno passando per il curioso paese di Sederon, poi Sisteron (attraverso il Gorges de la Meouge che ci riserva anche uno sterratine facile facile causato da lavori in corso).


Da Sisteron, di cui ricorderemo per sempre la fresca galleria : - ) , prendiamo per una valle molto lunga e molto poco trafficata.. infatti i pochi automobilisti che incontriamo stavano tranquillamente occupando tutta la carreggiata e per evitarci spesso rischiano di perdere il controllo del mezzo..Il caldo opprimente ci porta ad un improvvisata doccia a Gigors buttandoci l’acqua di una fontanella sul casco e sugli indumenti tecnici per cercare di raffreddarci un pochino. Superiamo anche questa valle immettendoci alla fine sulla N100 del colle della Maddalena. A Barcelonnette maturiamo la decisione di allungare verso il veloce col de Var e il bellissimo Agnello.

Il primo sale rapidamente lungo un dolce declivio erboso, Johnny e Giuliana hanno fatto amicizia con delle marmotte in loco ed ogni volta che transitano sostano per salutarle e fotografarle. La discesa passa attraverso Vars, altra mostruosità sciistica francese e, poco prima di Guillestre, diventa una pista : curvoni ampissimi totalmente visibili si alternano a brevi rettilinei, asfalto sempre perfetto.. solo il panorama, bellissimo e molto variegato, da foreste di pini a rocce a strapiombo, vette e neve, distraggono troppo dalla guida per “filare” come i postini locali.

Da Guillestre si sale verso l’Izoard ma, ben prima della vetta, un bivio porta all’Agnello dopo aver attraversato Chateau-Ville-Vieille. Altri paesini si attraversano salendo al colle, piccoli paesi di montagna con le case e le stalle costruite l’una sull’altra, per permettere la sopravvivenza durante l’inverno. La strada sale lentamente sino 2748 metri. Tanto dolce dal lato francese quanto a strapiombo verso l’Italia. A ridosso del Monviso, l’Agnello è ancora un passo “faticoso” da raggiungere, privo di protezioni e di costruzioni sulla cima, non consente di ripararsi in caso di tempo avverso ma è impressionante per la violenta discesa verso Pontechianale : 1000 metri in 8 km scarsi.

Ormai la vacanza è finita, la Val Varaita ci accoglie con un traffico sostenuto da fine we, scendiamo sino a Saluzzo, dove salutiamo Johnny e Giuliana, poi raggiungiamo Marene. Danilo riparte subito per la sua Parma, viaggiando di sera/notte si risparmierà parecchio caldo. Accompagnerò Federica sino a Genova, l’indomani, durante un trasferimento che mi vedrà turista nella mia Genova.


Un ringraziamento a tutti i partecipanti, spero che tutti si siano divertiti. Il giro di per se da Marene a Marene è stato di 783 km circa, fattibilissimo in 2 giorni. Peccato solo l’arrivo troppo tardi a Castellane.. arrivando prima delle 13 si può acquistare il pane fresco dal panettiere e salumi e formaggi al mercato sulla piazza principale, ove regnano i colori ed i profumi della provenza. Sarà per la prossima volta!!

Lampeggi e.. Buone Pieghe!

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